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Il rincaro dei prezzi del carburante è un tema molto discusso in questi ultimi mesi, perché coinvolge tutte le famiglie e le imprese italiane e non solo. 

L’aumento dei prezzi è la diretta conseguenza della guerra tra USA e Iran perché lo stato islamico ha bloccato lo stretto di Hormuz, canale marittimo strategico per il commercio mondiale che collega il Golfo Persico all’Oceano Indiano e da cui passa circa un quinto del petrolio consumato in tutto il mondo. Ora però questa importante quantità di petrolio viene bloccata o rallentata, quindi la disponibilità sul mercato globale diminuisce ma la richiesta è sempre la stessa e per questo il prezzo lievita.

Il petrolio è la principale fonte di energia utilizzata a livello globale e, oltre ad essere utilizzata nelle industrie o nelle centrali termoelettriche, viene soprattutto utilizzato per il trasporto di merci o per produrre gasolio per auto, navi e aerei. Ed è proprio per questo che il rincaro prezzi ricade sulle famiglie, perché aumenta sia il prezzo del gasolio per le auto sia il prezzo dei prodotti dei supermercati. Il prezzo dei prodotti lievita perché vengono trasportati da tir o navi portacontainer che consumano petrolio.

Per abbattere il rincaro dei prezzi almeno per il carburante delle auto, alcune compagnie petrolifere come Eni hanno impostato il prezzo del gasolio intorno ai 2,19 €/litro, altri operatori come Q8 e Tamoil hanno attivato sconti modulari mensili sulle reti self-service e infine, per sostenere le imprese del settore agricolo, alcune compagnie tra cui Eni e IP hanno tagliato del 20% il prezzo del gasolio agricolo.

Il tema del rincaro sui carburanti è sicuramente uno dei più caldi in questo momento e probabilmente andrà avanti anche nelle prossime settimane, date le continue tensioni tra USA e Iran.

 

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