Il primo fatto che salta all’occhio scorrendo la classifica di LinkedIn riguardo le professioni più richieste in Italia al momento, è che 8 delle 15 professioni in classifica sono nel campo dell’informatica. Questo è ovviamente sintomatico delle necessità della società odierna, che tende verso una digitalizzazione su vasta scala in ogni ambito della vita. 

Infatti all’interno delle aziende sono sempre di più le attività che si svolgono online. Sono ormai in formato digitale quasi tutte le informazioni e i database in possesso delle aziende, che spesso comprendono dati sensibili; le transazioni bancarie e i pagamenti, come già fanno, tenderanno ad essere svolti in digitale, per facilitarne la tracciabilità, la tassazione e per aumentarne la sicurezza. Inoltre è ormai chiaro che la vendita di beni e l’offerta di svariati servizi hanno ormai come protagonisti i siti web, che sono certamente più appetibili se le figure che stanno dietro alla loro progettazione svolgono il loro lavoro in modo competente.

Sorge quindi il bisogno di mestieri quali: sviluppatore back-end (realizza e mantiene la struttura interna del sito), solutions consultant (crea e supervisiona soluzioni informatiche per aziende), consulente cloud e ingegnere del cloud (si occupano di seguire servizi di cloud computing), ingegnere di cyber security e analista soc (si occupano della sicurezza informatica delle aziende, crittografia, prevenzione di attacchi hacker), data engineer (lavora sui database delle aziende) e ingegnere dell’intelligenza artificiale (utilizza AI e machine learning per aumentare l’efficienza aziendale o svolge ricerche in questo ambito).

Inoltre rimangono molto importanti e sono in forte crescita le professioni legate al commercio.

Non è di poca importanza l’ingresso in classifica del sustainability expert (esperti di sostenibilità) che si occupa di ideare strategie e processi volti al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità posti dalle aziende o fissati dalle autorità.

Credo che, oltre ad una tendenza generale legata all’andamento del mercato del lavoro e allo sviluppo tecnologico, non sia da ignorare l’interesse manifesto dei giovani verso discipline legate all’informatica. I due fattori uniti portano a questo trend e certamente la crescente consapevolezza della necessità di una rimodellazionne ecologica del mondo del lavoro sta portando un numero crescente di persone a rivestire e in alcuni casi ad inventare da zero nuovi ruoli in questo ambito. Sto parlando dei cosìddetti “green jobs”, ovvero i “lavori verdi”, che sono quelle professioni complementari a tantissime altre in vari settori (edilizio, farmaceutico, sanitario, turistico, chimico, automobilistico, etc.) utili alla transizione ecologica. Alcuni esempi ne sono l’energy manager, il mobility manager, il già citato sustainability expert o l’ingegnere dei materiali.

Trovo che si possa considerare un buon segno questa spinta delle nuove generazioni verso ambiti di questo tipo e anche il fatto che stiano nascendo nuove necessità che vengono soddisfatte da un aumento di occupazione grazie alla creazione di nuovi posti di lavoro.

Può forse suggerirci uno spunto questa classifica, che è poi quello che intende il filosofo Luciano Floridi quando parla del “verde” e del “blu”, come nel titolo del suo ultimo libro, ovvero lo sguardo alla sostenibilità e il digitale che saranno, se amalgamati sapientemente, elementi chiave in quello che Floridi chiama “metaprogetto postmoderno” dell’umanità. Dunque non ritengo sbagliato sperare, malgrado le moltissime difficoltà che ci aspettano, in un futuro prossimo del mondo del lavoro in cui energie rinnovabili e AI, super computing ed ecologia lavoreranno insieme per creare realtà diverse, costruttive, per un progresso consapevole.

winston_buendìa

 

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