Bisturi che vengono abbandonati nelle sale operatorie assieme ai posti accessibili per la specializzazione in chirurgia.
Circa 193 posti su 646 per la chirurgia generale vengono lasciati scoperti dai giovani che sempre più frequentemente decidono di non intraprendere questa strada.
Tra i chirurghi anziani al comando che vanno in pensione e le nuove generazioni che iniziano a prendere le distanze da un lavoro un tempo molto ambito, si calcola un rischio di perdita di 1.500 posti di lavoro nelle sale chirurgiche in tutta Italia.
E allora perché se una volta era il sogno di molti bambini adesso addirittura una persona su tre rifiuta questa posizione?
Le problematiche sono molteplici e soprattutto varie. Una delle più importanti, a cui un chirurgo pone la sua attenzione, è sicuramente legata alle cause legali.
Infatti oggi lavorare per un chirurgo è come camminare su un campo minato dove ogni atto operatorio effettuato comporta un importante rischio per la propria carriera lavorativa perché una complicazione durante un intervento diventa un errore da parte del medico.
Proprio per questo molti chirurghi vengono denunciati; la maggior parte di questi processi viene archiviata dopo l’assunzione del medico, che si vede cambiata però in modo drastico la sua vita e carriera.
Inoltre gli specializzandi non vengono portati sul “campo di battaglia” già da subito per fare esperienza e pratica, ma devono dedicarsi a scartoffie e compiti burocratici che li trattengono lontano dalla sala operatoria. Organizzazione che invece in altri Paesi viene gestita meglio tanto che dai primi anni di specializzazione gli viene garantito l’accesso a piccoli interventi.
Un’altra motivazione che rende problematica la vita dei medici è la gestione organizzativa tra lavoro e vita privata.
Una volta infatti veniva dato molto più spazio alla carriera e il tempo dedicato alla vita privata era misero, ma come cambiano i tempi anche le esigenze vanno di pari passo; i folli orari dei chirurghi non permettono di trovare un equilibrio sano tra carriera e vita personale. Anche solo per coloro che sono genitori diventa molto complicato potersi prendere cura della famiglia.
Questa carenza di personale, in realtà, non è una problematica sorta in due anni, ma già da parecchio tempo è presente nella società italiana. Rispetto, ad esempio, all’anno scorso è addirittura aumentato il numero di chirurghi all’incirca dell’8%, ma questa problematica non cessa di preoccupare il futuro della medicina.
L’allarme viene lanciato infatti dal Congresso nazionale della Società italiana di Chirurgia (SIC), che anche quest’anno riunitosi a Roma mostra i dati di uno scenario preoccupante per il futuro della sanità pubblica italiana.
Queste problematiche portano non solo a una preoccupazione da parte della società ma anche dei pazienti che per lungo tempo attendono i loro interventi chirurgici, sovraffolando le liste d’attesa.
Iska
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