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L’Italia è uno degli Stati in cui la sanità è molto sviluppata, e dove si riesce a ricevere un’assistenza di livello elevato. Negli ultimi anni la carenza di medici in generale, ma nello specifico nel settore della chirurgia, ha comportato l’inizio di una leggera crisi. Quest’ultimo argomento è stato affrontato nella settimana dal 11 al 14 ottobre proprio in un congresso a Roma.

 

In Italia esiste il Servizio Sanitario Nazionale (SSN), che è un sistema pubblico e universale, che è stato istituito con la legge 833 del 1978. Esso è progettato per garantire la tutela della salute dei cittadini come un diritto. La sanità in Italia è una delle migliori nel mondo perché ha molti punti di forza; ad esempio è importante il fatto che l’assistenza medica, essendo universale, sia aperta a chiunque, purché sia residente e cittadino, indifferentemente dal reddito o dalla condizione sociale. Un altro pregio è che le cure e le visite sono perlopiù gratuite, o comunque con un prezzo basso; questo facilita molto la possibilità di ogni cittadino di ricevere delle visite adeguate.

Ai due grandi pregi citati, però si contrappongono delle criticità; ad esempio il fatto che ci siano degli affollamenti di massa negli ospedali, perché i cittadini chiedono il sostegno di medici anche per problemi minori, come per un semplice raffreddore, invece di andare da uno specialista che potrebbe dare informazioni più specifiche. Un altro problema del sovraffollamento è anche che l’Italia è uno degli Stati con più anziani, e di conseguenza con maggiori malati, con malattie più o meno gravi. Si creano così lunghissime liste di attesa che sono dovute allo stesso motivo di prima, che spingono, per chi se lo può permettere, a spostarsi verso il settore privato, spendendo molto di più e facendo perdere all’Italia quel pregio della gratuità della sanità.

 

Inoltre negli ospedali e nelle strutture private si possono incontrare dei medici molto preparati, i quali hanno affrontato un percorso molto duro ma che li prepara al meglio, soprattutto più della media globale, posizionandosi al 14esimo posto nell’Ue.

L’unico problema è che negli ultimi anni c’è una carenza “cronica” di medici, a causa degli orari massacranti e delle paghe scarse, rispetto a quello che fanno; inoltre, dato che più del 55% dei medici ha più di 55 anni (dati Istat), c’è bisogno di un cambio con i più giovani che però spesso per le ragioni appena citate non sono invogliati a intraprendere questo lavoro.

 

Il problema della sanità, più nello specifico della chirurgia, è stato discusso proprio tra l’11/10 e il 14/10 2026 a Roma attraverso la Società Italiana di Chirurgia (SIC), presso il Rettorato dell’Università La Sapienza, dove il tema è stato “Chirurgia tra storia e futuro: passione, empatia, competenza e IA”. 

In particolare ci si è soffermati non solo sull’innovazione tecnologica, tra cui la necessità di integrare tecnologie robotiche per aumentare la precisione degli interventi in sala, ma anche su argomenti più specifici, come l’obesità, i tumori e le patologie correlate, oltre che sulla gestione dei pazienti in condizioni critiche, o sull’approccio ai trapianti degli organi.

 

La domanda allora è: “Ci sono dei giovani che vorrebbero intraprendere questo percorso?” Non potendo rispondere a nome di tutti, direi per me che nonostante ci sia una grande carenza di medici, chirurghi e infermieri, non mi sentirei di intraprendere questa nuova strada per diventare un medico. A causa della mia personalità, avrei troppa paura di commettere un errore importante e avere una simile responsabilità; non sarei sicuro nemmeno degli orari molto faticosi, anche se poi mi abituerei sicuramente. Per come sono fatto mi piacerebbe piuttosto lavorare nell’ambito della ricerca, per scoprire nuove medicine attraverso uno studio in laboratorio più legato alla chimica e alla loro composizione sotto forma di molecole.

 

In conclusione penso che il fattore la sanità, nonostante in Italia sia molto avanzata, abbia bisogno di finanziamenti, proprio per realizzare nuove strutture sempre più avanzate con le tecnologie adeguate; per la carenza di medici si potrebbero fare delle “campagne“ per promuovere questo lavoro alle nuove generazioni.

 

Leonardo Cauda

 

 

Fonti: 

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