In Italia, negli ultimi anni, si sta registrando un progressivo aumento del tasso di incidenti stradali. Tuttavia, va sottolineato che questo rimane ancora inferiore rispetto a quello del 2019, ultimo anno precedente alle restrizioni anti-Covid. Questa tendenza ha suscitato preoccupazione in quanto si discosta dall’obiettivo dichiarato di ridurre del 50% il numero di incidenti ogni decennio (obiettivo che non è stato raggiunto né nel periodo 2000-2010, con una riduzione del 43%, né nel decennio successivo, con una diminuzione del 25%).

In risposta a questa crescita, al fine di promuovere una maggiore sicurezza stradale, il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha proposto l’introduzione di nuove regole nel Codice della Strada. Queste nuove norme, composte da 18 articoli, sono state approvate dal Consiglio dei Ministri e dovrebbero entrare in vigore entro la fine del 2023.

Tra le principali modifiche proposte dal Nuovo Codice della strada 2023 si evincono: restrizioni e sanzioni più severe sull’uso dei cellulari alla guida, maggiori controlli sul tasso alcolemico e l’uso di stupefacenti, normative più stringenti per biciclette e monopattini elettrici.

Di fronte a proposte di questo tipo, sorge spontaneo un dubbio: si vuole preservare la vita dei cittadini oppure è una mera manovra politico-economica?

Si potrebbe credere che queste misure siano necessarie per promuovere un utilizzo responsabile dei mezzi di trasporto personali e per prevenire incidenti, ma si potrebbe anche pensare che l’accentuazione delle sanzioni abbia come obiettivo principale il conseguimento di entrate finanziarie per lo Stato, senza affrontare adeguatamente gli ampi problemi infrastrutturali diffusi per tutto il nostro Paese.

In alternativa all’approccio punitivo, ritengo che sia più ragionevole promuovere campagne di sensibilizzazione e programmi di educazione stradale nelle scuole, l’incentivazione dell’utilizzo dei mezzi pubblici e l’adeguamento delle piste ciclabili. Queste iniziative potrebbero contribuire a formare cittadini più responsabili, ponendo l’accento sulla prevenzione attraverso la consapevolezza e l’educazione, piuttosto che sull’impiego massiccio di sanzioni economiche.

È importante porre la responsabilità individuale come motore principale della guida sicura, prendendo esempio da paesi come Svezia e Norvegia, dove il tasso di incidenti è notevolmente ridotto grazie a una cultura di responsabilità condivisa.

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