Il 2023 è stato un altro anno ricco di innovazioni scientifiche; l’anno dell’esponenziale sviluppo dell’AI ma anche l’anno in cui riflettiamo ancora sul terzo articolo della nostra Costituzione che continua forse a non essere del tutto rispettato: l’uguaglianza dei cittadini senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione o ideologie politiche, o, ancora, condizioni sociali e personali.

Vi starete però chiedendo a quale di queste tante tematiche mi stia riferendo. Ebbene, sto parlando delle disuguaglianze ancora oggi molto presenti tra uomo e donna su un argomento più specifico che riguarda l’effettiva disparità di genere nel mondo del lavoro.

Non pensate che dovremmo accompagnare alla ricerca delle nuove tecnologie anche una sensibilizzazione delle persone verso il concetto di uguaglianza dei diritti al lavoro tra donne e uomini? In fondo si tratta di un tema di cui abbiamo sempre sentito parlare e del quale siamo quindi da sempre a conoscenza, ma verso il quale nessuno di noi mostra un reale interesse che possa poi portare ad azioni concrete che si traducano in leggi governative o interventi di miglior regolamentazione dei contratti collettivi del lavoro ad oggi disponibili.

Negli ultimi decenni, si è assistito a significativi progressi nei diritti delle donne ma la disparità salariale e le sfide nella conciliazione tra vita privata e vita lavorativa persistono. Il 9 dicembre 1977 entrò in vigore in Italia la Legge n. 903 sulla parità di trattamento tra uomini e donne in materia di lavoro. L’emanazione di questa legge però non è bastata ad eliminare lo stereotipo che vede la donna più adatta a ricoprire ruoli legati alla cura della casa e della Famiglia e ad eliminare quel “gender gap” che tanto caratterizza la nostra società.

I nostri Politici dovrebbero ricercare una soluzione presentando metodi alternativi rispetto al passato per risolvere i problemi che insorgono sulle donne in carriera, dando loro la possibilità di esprimersi professionalmente senza che questo le costringa ad eseguire scelte drastiche alle quali l’uomo, contrariamente, non è chiamato.

In primo luogo credo sia essenziale implementare politiche salariali che promuovono la parità di retribuzione ove ci si trovi effettivamente a parità di skill e profilo tecnico professionale. Lo strumento oggi disponibile sulla base del quale ragionare in tal sento è il CCNL (Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro) ma in ambiti privati, in effetti, non esiste una specifica e ristretta guida verso la determinazione del salario se non quella suggerita dai livelli di inquadramento, in esso specificati, che però lasciano anch’essi spazio al datore di lavoro per eseguire una trattativa in fase di assunzione che il più delle volte tende ad avvantaggiare quest’ultimo. Dunque, il problema è forse più culturale e pregiudizievolmente radicato nell’uomo e nella sua visione conservatrice, se non “antica”, della Donna come persona alla quale viene demandato il compito, per altro più difficile, di seguire i figli, la casa e la Famiglia, sacrificando le proprie ambizioni o le proprie affinità, che tecnico o legale.

Per altro, tale problema etico e sociale non è solo dipeso dall’uomo, ma anche dalla stessa Donna che tende, a volte anche per una sua presunta natura fragile ed in certi casi meno sicura verso il mondo del lavoro, a gestire sulla base di una linea difensiva la propria posizione in relazione ad un’opportunità professionale, accettando pedissequamente ciò che gli viene offerto.

Tutto ciò porta la nostra Società oggi a significativi dislivelli occupazionali che statisticamente si riassumono nell’80% della popolazione maschile in età lavorativa, contro il 71,2% di quella femminile, a parità di campione, con un ulteriore incremento del divario se si è in presenza di figli; le donne infatti con figli scendono al 69,3% mentre il tasso di occupazione per gli uomini sale all’89,1%.

Occorre quindi una sensibilizzazione che consenta a noi stessi di comprendere dapprima il significato e le cause effettive di una tale differenza, intervenendo poi per ridurla anche attraverso il coinvolgimento del Governo che dovrebbe garantire con nuove forme contrattuali o, magari, nuovi incentivi rivolti alle aziende che assumono delle Donne, una ridistribuzione di quel corretto equilibrio sia salariale che mansionario ad oggi ancora assente.

Del resto, è solo mostrando di credere davvero nelle cose che possiamo arrivare a degli effettivi cambiamenti nella società. Siamo Noi i veri protagonisti della nostra vita e del mondo in cui viviamo, così come recitava Shakespeare: “The fault is not in our stars but in ourselves!”

 

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