L’obesità è una delle malattie più discusse nel nostro Paese, tant’è vero che non è ancora classificata come un disturbo del comportamento alimentare (DCA), ma viene considerata una malattia cronica complessa multifattoriale che influisce su fattori fisici ma anche psicologici. In Italia attualmente, il 10% degli adulti, un numero a mio parere straordinario, presenta questo tipo di patologia. Proprio a causa del numero sempre crescente di persone che soffrono di obesità nel nostro Paese, negli ultimi anni si sono cercate soluzioni alternative per curare una malattia che compromette la vita di molti giovani e adulti che si trovano ad affrontare non poche difficoltà e restrizioni nella loro vita quotidiana. Uno dei farmaci più studiato dai medici negli ultimi anni è l’Ozempic (nome commerciale della semaglutide), un farmaco che nasce per curare il diabete di tipo 2 che stimola il pancreas a produrre l’insulina quando la glicemia è alta per rallentare lo svuotamento dello stomaco e ridurre l’appetito; è proprio quest’ultima sua funzione che ha portato un numero sempre maggiore di persone a utilizzare l’Ozempic come farmaco dimagrente.
Una prima problematica legata all’uso dell’Ozempic per la perdita di peso è il fatto che il farmaco non nasca come apposito per l’obesità e dunque non ne possa curare le cause e gli aspetti psicologici o metabolici; infatti, nella maggior parte dei casi alla sospensione del farmaco tutto il peso perso durante la terapia viene riacquisito velocemente. Inoltre, non è un farmaco innocuo e presenta numerosi effetti collaterali alcuni più comuni come nausea, vomito, diarrea, stipsi, e dolore addominale, e altri meno frequenti ma più gravi come pancreatite, ostruzione intestinale, perdita di massa magra e un potenziale rischio per la tiroide (se usato per lunghi periodi). Chiaramente, l’utilizzo di questo farmaco non è una scorciatoia estetica o una scelta leggera ma una vera e propria terapia che va seguita da un medico competente.
Effettivamente però, l’Ozempic sembra essere efficace nel suo scopo di farmaco dimagrente e ciò ha portato a un incremento della domanda commerciale del farmaco e una sua conseguente carenza che rappresenta un serio rischio per i pazienti con diabete di tipo 2 che necessitano di questo farmaco per la sopravvivenza.
Ma la problematica che secondo me è più attuale e concreta è la spesa ingente che chi soffre di obesità è costretto ad effettuare se vuole usufruire di questo farmaco: una penna di Ozempic costa infatti tra i 130 e i 180 euro e dura circa un mese. Se questa somma dovesse essere rimborsata dal Servizio Sanitario Nazionale per tutte le persone con obesità, la spesa sarebbe di miliardi di euro l’anno che verrebbero tolti ad altri comparti fondamentali come il supporto psicologico o l’educazione alimentare. Anche a livello individuale, chi lo compra affronta una spesa di 1500-2000 euro l’anno a tempo indeterminato perché come già detto in precedenza, alla sospensione del farmaco segue la fine dei benefici da esso portati e inoltre, spesso e volentieri chi soffre di obesità non può permettersi di affrontare una spesa simile, viste anche le restrizioni fisiche (e dunque lavorative) che la patologia comporta.
In conclusione, l’obesità è un fenomeno serio che non deve essere sottovalutato o trattato in maniera semplificata. Trasformare un farmaco creato per un’altra malattia in un modo per combattere questa patologia è una soluzione precaria sia per quanto riguarda le spese sia per quanto riguarda l’efficacia della terapia che non è garantita. La risposta all’obesità non può essere un’iniezione settimanale ma deve comprendere un percorso lungo e integrato che aiuti il paziente a superare tutte le difficoltà legate a questo disturbo.












