Negli ultimi anni, si è parlato molto dei “rider”, i lavoratori che si dedicano alle consegne a domicilio per specifiche aziende. Questi professionisti si muovono spesso sulle biciclette. Tuttavia, la tutela dei loro diritti è in dubbio.

Una delle ragioni che ha dato inizio a questa discussione è la paga, infatti sono spesso sottopagati. La loro retribuzione non riflette adeguatamente il duro lavoro che svolgono. Muovendosi in bicicletta, devono affrontare il rischio di incidenti. Inoltre la pressione che subiscono per effettuare numerose consegne in tempi ristretti li spinge ad andare più velocemente, aumentando, di conseguenza, il rischio di fare incidenti. In media, un rider compie circa 12 consegne in 4 o 5 ore, spesso in condizioni atmosferiche come pioggia, vento o buio che li mettono ancora più in pericolo.

D’altro canto, ottenere un lavoro come rider è relativamente semplice. Le aziende di consegna spesso assumono rapidamente, offrendo una flessibilità che può essere preziosa per chi ha bisogno di guadagnare denaro in tempi brevi. Questo aspetto rende, dunque, il lavoro attraente per molti.

Fortunatamente, l’Unione Europea sta già intervenendo insieme ai singoli stati per tutelare i diritti dei rider. È importante continuare garantire che i rider ricevano la giusta protezione e il riconoscimento per il loro impegno quotidiano.

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