Dall’inizio dell’attuale guerra in Medio Oriente, le manifestazioni di dissenso verso le azioni dello Stato di Israele, di supporto nei confronti del popolo palestinese e persino le richieste di pace sono state particolarmente divisive. Questo é causato, oltre che dalla natura storicamente controversa delle relazioni tra Palestina e Israele sin dalla nascita di quest’ultimo, dalla necessitá di riconoscere il diritto di Israele a difendersi e dalle difficoltá che sorgono nel tracciare una linea che distingua una risposta proporzionata da una eccessiva in un contesto cosí complesso e dinamico. Inoltre, come spesso accade nelle guerre, la mancanza di una visione oggettiva e dettagliata d’insieme degli avvenimenti in corso e l’inaffidabilitá delle notizie complicano notevolmente questo compito, che pur deve essere svolto affrontando l’attuale situazione.
Le reazioni alle proteste pro-Palestina degli ultimi mesi sono state particolarmente dure in diversi stati europei: il 12 ottobre la Francia ha vietato tali manifestazioni su tutto il territorio nazionale in quanto “suscettibili di generare problemi all’ordine pubblico”, mentre in Germania ne sono state proibite diverse perché ritenute di carattere potenzialmente antisemita. Piú recentemente, il 23 febbraio i manifestanti di due cortei per il cessate il fuoco a Gaza tenutisi a Pisa e Firenze sono stati caricati dalla polizia, causando 11 feriti, di cui due con un trauma cranico. Si é quindi venuto a formare, insieme ad una facile stigmatizzazione degli oppositori piú convinti delle azioni di Israele come antisemiti o sostenitori di Hamas, un clima di repressione che impedisce di manifestare pubblicamente il dissenso per le scelte relative alla guerra in Medio Oriente, come i veti posti piú volte dagli Stati Uniti nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite alle proposte di cessate il fuoco.
Altri stati invece, a causa del compimento di diversi crimini di guerra riconosciuto a Israele, hanno criticato aspramente le azioni del suo attuale governo, arrivando all’accusa di genocidio da parte del Sudafrica sottoposta alla Corte internazionale di giustizia il 29 dicembre scorso e verbalmente appoggiata dai presidenti del Brasile, della Colombia, e Venezuela, dai ministri degli esteri del Pakistan e dell’Iran e dai rappresentanti di altre nazioni.
La legittimitá delle azioni di Israele e le iniziative da prendere contro o in appoggio al suo governo sono quindi attualmente argomento di discussione per la comunitá internazionale, ma molti stati sembrano propensi a escludere da questo dibattito la loro popolazione.

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