Il 10 febbraio, terminata l’esibizione sul palco del teatro Ariston, Ghali ha lanciato un messaggio a tutti gli spettatori: “Stop al genocidio”. Tre parole che contengono diversi significati e che potevano essere sostituite da altre e magari potevano essere formulate in  maniera diversa. 

Poiché in seguito a questo suo intervento si sono scatenate delle polemiche che hanno portato a discussioni, interventi di ambasciatori e di compagnie televisive (quali la Rai, Mediaset,…), insieme ripercorreremo quanto accaduto a Gaza in questi mesi – e a cui il cantante si riferisce – per poi riflettere sulla sua “mossa”.

 

Il 7 ottobre, dopo l’attacco terroristico contro dei ragazzi israeliani ad un rave party nel deserto, Hamas supera il confine della striscia di Gaza e inizia a uccidere senza scrupolo chiunque gli capiti sotto tiro. Di conseguenza, Israele inizia un contrattacco a Gaza, bombardano i luoghi strategici e le basi di Hamas. Con il passarre delle settimane e dei mesi la situazione peggiora, i bombardamenti non cessano, le città (di entrambe le fazioni) vengono distrutte e la striscia viene isolata. L’isolamento di Gaza, dovuta al fatto che essa si trova in una posizione svantaggiata, ha reso impossibile l’arrivo di aiuti umanitari da parte degli stati alleati, causando morti, anche civili. Israele poi, dopo qualche mese dall’inizio degli scontri, ha lasciato passare dei convogli con degli aiuti umanitari diretti alla striscia. 

L’11 gennaio 2024, la corte dell’Aja ha aperto un processo, mosso dal Sudafrica contro Israele, che accusava quest’ultimo di aver comesso un GENOCIDIO. Nonostante l’avvio del processo, non sembra che si siano trovate delle soluzioni, né tantomeno si sia provata la colpevolezza di Israele di genocidio dei Palestinesi. Per cui la questione rimane aperta e siccome l’accusa di genocidio non è stata provata da alcun tribunale potrebbe essere “sbagliato” usare questo termine. 

 

Proprio come ha fatto il cantante Ghali sul palco di Sanremo, palco dove gli artisti sono invitati a cantare e non a formulare slogan o il loro pensiero su qualsiasi tema di attualità. Però, essendoci in Italia la libertà di espressione e di pensiero, Ghali non ha del tutto sbagliato a dire ciò che pensava, ma ha sbagliato nel formulare il proprio pensiero in quel contesto, che era un concorso canoro nel quale ci si confronta sulle canzoni e non sulle proprie opinioni. 

Inoltre nelle interviste successive al Festival l’artista ha detto che le persone hanno paura di dire stop alla guerra, circostanza assolutamente non vera dato che diversi cantanti, attori, modelle, calciatori e persone con visibilità analoga o superiore rispetto a quella di Ghali, già da tempo si erano schierati da una parte o dall’altra del conflitto, chiedendo la pace e la fine delle atrocità. Per esempio le sorelle Hadid, Dua Lipa, Mark Ruffalo, Greta Thunberg, Malala Yousafzai, Ismael Bennacer e tanti altri hanno usato i social per condividere le proprie idee riguardo a questo tema e in tale occasione hanno chiarito in modo più elaborato il loro punto di vista oppure hanno partecipato a delle manifestazioni e così via.

 

in aggiunta Ghali pare non aver pensato alle conseguenze delle sue esternazioni; infatti il cantante in distinte occasioni ha detto: “stop al genocidio” e “la gente ha paura di dire stop alla guerra, stop al genocidio, stiamo vivendo un momento in cui le persone sentono che vanno a perdere qualcosa se dicono viva la pace.”, contraddicendosi siccome egli non ha davvero lanciato un messaggio di pace, ma un messaggio che denuncia Israele e lo accusa di genocidio in assenza di una sentenza. 

 

In conclusione è più che giusto che gli artisti esprimano liberamente il proprio pensiero, ma dovrebbero farlo soprattutto attraverso la loro arte; quindi sarebbe stato più opportuno che Ghali, se veramente ha a cuore il tema di cui ha parlato, avesse portato al Festival di Sanremo una canzone dove chiedeva di fermare la guerra.

 

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