Indecisione

Noi giovani studenti siamo tutti immersi nel mondo del lavoro e, seppur gattonando, vi arriviamo incoscienti di quale ruolo dovrebbe avere nella nostra vita.

Il lavoro è molto indefinito e vago, nonostante il volto concreto che dà alle nostre quotidianità, ma indubbiamente si presenta come un mezzo per estinguere il debito che abbiamo nei confronti della società. Se volessimo lasciar andare l’immaginazione potremmo vederlo come un contributo da offrire alla nostra nutrice. E così noi siamo volti a ripagare ciò che ci ha donato la società. È innegabile che sia un obbligo: non si può scegliere di non lavorare pretendendo di essere cullati ancora dalla nostra società. E d’altra parte, osservando bene, non ci sono altre scelte. Quindi non ha solo un fine egoistico: il lavoro serve a sostentare la società e, indirettamente, a giovare ai lavoratori. Questo è lo scopo del lavoro.

Tuttavia bisogna considerare che esso è una parte ineludibile della nostra vita, qualcosa che non si può escludere dal nostro futuro così come da noi. L’essere umano nasce e vive in una società, ma questa sua condizione non è la sola qualità per cui si distingue: l’uomo è capace di vivere le esperienze, di provare passioni e di soffrirne l’assenza. Perciò il lavoro ha una grande importanza nella definizione dell’essere umano.

Ma è onesto chiedere, o meglio pretendere, che all’uomo sia dato un sostentamento per l’anima oltre che per il corpo? Eticamente parlando, bisognerebbe sempre inseguire la felicità dei singoli, insieme a quella della comunità. Kundera disse che nel lavoro è espressa la vocazione dell’uomo, sotto la quale l’uomo risponde alla chiamata ”Muss es sein?” con “Es muss sein!”.

E così deve essere”: l’uomo si presta al lavoro per sua natura, per il proprio bisogno di esternare sé stesso. Dev’essere così com’è nato per attingere al suo compito. Per questo all’uomo va dedicata la possibilità di vivere felicemente il suo compito: Kundera ed Etica s’incontrano nel piacevole adempimento al proprio dovere.

All’uomo però non sono stati assegnati solo adempimenti gioiosi per la nostra società: adesso più che mai si indaga scrupolosamente su che realtà si celi oltre ogni facoltà universitaria. Non tutte sono capaci di rispettare il patto etico-kunderiano, anche se molte sono lo scopo naturale degli studenti. A questi si lascia una scelta che si divide tra un percorso per loro indesiderato, con il quale il debito con la società verrebbe certamente saldato, e un percorso fatto delle loro passioni ma incapace di far fronte al debito con la società. Ciò nonostante, non esiste alcuno a cui si potrebbe, per nostra gioia, addossare la colpa: la situazione attuale era imprevedibile ieri come lo è oggi quella futura per noi studenti.

In tutto ciò, però, io ho un mondo lavorativo ideale: questo è un mondo in cui le possibilità sono solide, i percorsi pure, e la società avanza per un bilanciato contributo di ciascun settore; un mondo dove il lavoro non sopprime la vita privata che si dedica alla famiglia né quella ancor più privata da dedicare a sé stessi, con giorni più carichi di lavoro e giorni più leggeri nei quali, finalmente, è il lavoro ad essere l’elemento sinergico delle nostre giornate, e non noi.

Tuttavia non credo di illudermi, perché questo è soltanto lo scopo ideale verso il quale tutti, seppur gattonando, dovremmo dirigerci. E dovremmo farlo non solo per una ragione etica: dovremmo ricercare questo mondo per il nostro puro ed egoistico desiderio di felicità. Difatti è solo un nostro interesse quello di apportare dei cambiamenti positivi al lavoro, e per questo noi siamo tenuti a tendere verso il miglioramento per un mondo idealmente perfetto.

Ciò detto, il mio discorso potrebbe terminare qui, sulla scorta di un obbiettivo etico, che potrebbe non avere realisticamente futuro. Ritengo perciò che si debba pensare anche in modo razionale: non mi posso sottrarre ad indagare la questione usando solo un occhio etico ed ignorando quello razionale. I cambiamenti da apportare al mondo del lavoro sono al contempo legati all’efficienza: il cammino da intraprendere per un mondo ideale non può prescindere dall’efficienza e si deve quindi prefiggere di raggiungere questo risultato. Quindi, in un mondo ideale raggiunto anche grazie alla cura per l’efficienza dei lavoratori, questi hanno un indiscutibile beneficio nella conquista di tempo libero, agevolazioni e altri benefici.

Perciò credo che l’unico interesse che debba essere perseguito sia la felicità, in tutti gli ambiti e soprattutto in quello del lavoro, e che, perciò, dobbiamo modificare il mondo del lavoro secondo un ragionamento etico e razionale per conquistare quell’ideale che per noi è ora molto importante.

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